L'Aure Taranto: Una Leggenda Da Raccontare

L'Aure Taranto
Ott 29 2015

L’Aure Taranto: Una Leggenda Da Raccontare

Una delle credenze popolari tarantine più misteriose è senza dubbio quella dell’ “Aùre”.

Mi ritengo fortunato perché il mio caro nonno, quando ero ancora bambino, mi raccontava di sovente, storielle e aneddoti legati a questa leggenda. Ricordo benissimo le sue parole, quando, seduto sulla sua poltroncina, per farmi stare “buono” mi diceva “Zittete à ‘dà, ti racconto dù l’Aùre..

Le storielle di Nonno “Cola” (Nicola) gli furono tramandate da suo nonno “Tata” ‘Cola (i nonni tempi addietro, a Taranto, venivano chiamati Tata) e così, dopo circa 30 anni, tento di riportarle a te così come raccontava.

U’ l’Aùre” sembra essere uno gnomo o comunque una piccola creatura dalle sembianze umane dell’altezza di circa 30/40 cm, rare le persone che lo hanno visto, se accaduto, quasi esclusivamente di notte o al mattino presto.

L'Aure Taranto: Folletto

U’ l’Aùre” dicono indossi sempre un copricapo, lungo e a punta, al quale è molto legato e a quanto pare porta quasi sempre con se un piccolo sacco che dovrebbe contenere il suo piccolo tesoro, costituito da monete d’oro chiamate “le monete Cicerone”.

Ha un bel caratterino, spesso come un bimbo giocherellone è dispettoso, infatti, manifesta evidenti segni di bontà o cattiveria semplicemente a chi ritiene più opportuno. Si dice regali oggetti ad alcuni, facendoli trovare in posti conosciuti o di accesso solo alle persone a lui gradite (sotto il cuscino, sotto il letto, nel cassetto del comò); tenta di spaventare le persone a lui antipatiche con rumori molesti, o nascondendo oggetti. Può essere alle volte irritante, tirando i capelli o pizzichi durante la notte.

Si racconta che durante la notte ha l’abitudine di sedersi sul petto del malcapitato con le gambe incrociate, provocando quel senso di soffocamento facendo risultare inutile ogni tentativo di chiedere aiuto, non si riesce a parlare.

Da piccolino mi terrorizzava l’idea di ritrovarmi “u’ l’Aùre” sul petto durante la notte e chiedevo al nonno: “Nonno, ma come faccio a mandarlo via se non posso parlare?”.

Semplicissimo” mi rispondeva, “non spaventarti e quando riesci a vederlo togli il cappello a u’ l’Aùre così lui piangerà perché non ha più il copricapo, tu riuscirai a parlare e solo allora potrai chiedere di portarti una ricompensa, digli così: portami le monete Cicerone ed io ti ridarò il cappello, lui smetterà di piangere e onorerà il patto”.

Si raccomandava di non chiedere mai un tesoro o soldi altrimenti avrebbe portato solo cianfrusaglie. Importantissimo era restituire il cappello solo dopo la ricompensa, altrimenti si sarebbe indispettito.

L'Aure Taranto: Folletto

La notte se non è “impegnato” a indispettirvi spesso si cimenta a intrecciare code e criniere di cavalli o semplicemente a spaventare gli animali.

In parecchi credono che sia una figura legata ad alcune abitazioni antiche ma questa diceria viene smentita con altre storielle in cui si racconta che famiglie del borgo antico o abitanti di alcuni vecchi casali siano stati costretti, per la difficile convivenza con questa creaturina, a cambiare dimora.

Qualcuno giurava che durante il trasloco su carri e carrozze abbiano visto un “omino” seduto sul retro, esultante per la gioia battere e le mani ed esclamare: ”Evviva, si va a casa nuova!!!”

Ma non stare tanto tranquillo… Ancora oggi se parli con qualcuno del borgo antico, sembra conviva con questo piccolo coinquilino.

Oggi, personalmente, associo la figura dell’Aùre alle storielle del nonno che non ho più, sorridendo e pensando a quei bei momenti.

🙂

 
 
 
Photo credit copertina: otherdimensionsandgalaxies

3 Comments

  • Rosanna 31 ottobre 2015 at 8:45

    Io sono nata e cresciuta in provincia di bari e lì mia nonna lo chiamava ” u scassamrriedd” era solo cattivo e sedendosi sul plesso solare del mal capitato,di notte, provocava una specie diattacco di panico.. Devo dire che da bambina ho vissuto almeno due di questi pessimi episodi.. Autosuggestione? Attacco di panico vero e proprio? Mah… So solo che non mi piace ricordarlo

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  • Ursula 1 novembre 2015 at 9:33

    Che bello mi ero dimenticata del Aúre. Tante storielle ci raccontava nonno cola. Grazie del ricordo.

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  • laura terracciano 11 dicembre 2015 at 22:49

    io invece sono nata a Foggia dove ho vissuto 20 anni .i miei zii che erano nove spesso raccontavano che la notte si presentava lo scazzamuriello che se voleva svegliarti si sedeva sullo stomaco e che per quanto avessero più volte cercato di togliergli il cappello non erano mai riusciti a farlo . ma venuta a Taranto una mia vecchia colf mi parlava dell’aùra e dalla descrizione era evidente che era lo stesso omino abitatore delle vecchie case anche se chiamato diversamente . la cosa strana è che quelli che dicevano di averlo visto dopo essersi svegliati per il peso sullo stomaco giuravano e stragiuravano di dire la pura verità. conoscendo la serietà di alcuni di loro non dovrei mettere in dubbio la loro parola ma siccome a me non è mai capitato penso che sia frutto di una fantasia popolare. magari ‘stanotte mi viene a trovare…! ma se viene ve lo faccio sapere tanto anche la mia casa ha circa due secoli !!!!!!!!

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